La Lauda di "Francesco"
Di Silvia Parma
“Io sono il trovatore e sempre vado per Paesi e città. Prima di partire lasciate che io canti”. E’ con queste parole che Angelo Branduardi apre il suo spettacolo interamente dedicato a San Francesco d’Assisi, una delle figure più carismatiche della storia della religione cattolica che, come Gesù Cristo, viveva in una comunità con 12 compagni, ma anche compagne, predicava in volgare con l’abilità di un attore consumato, servendosi di musica e canti, e compiva miracoli per restituire ai suoi simili la vita, il sorriso e la speranza.
Già nel 2000 con l’album “L’Infinitamente Piccolo” (nella ralizzazione quale erano compresi nomi di valore internazionale quali Morricone, Battiato, Madredeus, Muvrini e la Nuova Compagnia di Canto Popolare) l’artista aveva compiuto un viaggio di grande bellezza storica oltre che artistica, mettendo in musica la vita del Santo sulle parole di antichi scritti tratti dalle Fonti Francescane che ne documentavano le gesta.
Anche questo spettacolo si ispira a fonti antiche, la Lauda infatti era una forma teatrale sviluppatasi in Umbria nel sec. XIII.
Ora le stesse musiche e gli stessi testi vengono accompagnati da danza e recitato, per dare più pathos e più completezza a questo viaggio che San Francesco ha compiuto soprattutto all’interno l’ anima propria e di tutti coloro che ha incontrato ed affascinato con le sue opere e le sue parole.
Il palco è arredato sobriamente, anche se un occhio attento può scorgere che le immagini le forme ed i colori di ispirano ai dipinti di Giotto.
Pochi musicisti (4 in tutto, Branduardi incluso), ma ognuno di loro si alterna con più strumenti, dando spazio a quella musica la cui bellezza è racchiusa nella bellezza stessa dei suoni e nell’abilità tecnica ed interpretativa di chi li produce.
Il grande pregio di Branduardi in questo spettacolo e di chi lo ha assistito nelle coreografie e nei costumi è stato quello di rendere il Santo per quello che era, un giovane uomo, o meglio un ragazzo (ricordiamo che San Francesco è morto il 3 Ottobre 1226, a 44 anni, dopo vent’anni di predicazioni) pregno di una grande fede e di un’immensa umanità, che esprimeva questa sua ansia di ricerca della Comunione con l’uomo e la natura nel suo senso più profondo attraverso un entusiasmo, un turbamento ed una fisicità tipici della sua età.
I movimenti di Francesco e dei suoi discepoli sembra siano dettati dal ritmo della terra o del cuore più profondo di essa, le mani e le membra sono alla continua ricerca di un contatto che dal fisico trasmetta allo spirito l’essenza vera della nostra esistenza e della nostra comunione con Dio.
Il tutto reso con l’apparente semplicità di chi sta raccontando una favola ad un bambino, e come i bambini i ballerini compagni di Francesco pulsano nel cuore, nel fisico, nell’anima e nella terra con l’ingenuità di chi sta scoprendo la vita con gli occhi ma anche coi sensi.
Messaggi ed allegorie chiare, ma allo stesso tempo profonde e suggestive per trasmettere il tormento di queste giovani anime al confronto con qualcosa di più grande di loro, ma anche il loro entusiasmo per la vita e voglia di trasmetterlo ai propri simili con quella gioia di vivere che chiamano Fede nel Signore; lo stesso Branduardi ad un certo punto lascia il suo angolo di menestrello narratore per entrare nella storia; un attimo breve, come di chi ad un certo punto vuol partecipare e non solo raccontare, per rendere omaggio alla storia della propria gioia di essere uomo.
“CAPIRE, PIU’ CHE ESSERE CAPITI”, “ESSERE GENTILI”, “VIVERE CON LEGGEREZZA”. Le parole di Francesco sono un inno alla vita ed a godere pienamente di essa, perché solo così possiamo amarla profondamente, e con essa amare noi stessi ed i nostri simili. Francesco insegna, sì, la rinuncia, ma alle distrazioni che portano l’uomo a quella che rischierebbe di essere la rinuncia vera, cioè il negarsi l’esperienza più profonda della propria spiritualità attraverso l’esperienza terrena, vivendo in compenetrazione con gli uomini e le cose, cercandone l’essenza unica: l’Amore, che porta alla conoscenza .L’essenza stessa .L uomo e che lo congiunge a Dio e quindi al proprio spirito. Francesco ed i suoi compagni sono asceti, è vero, ma i loro corpi sono ben vivi ed attenti e pulsano a tutt’uno col cuore stesso del mondo, in un’esperienza sia fisica che spirituale.
“METTI IL BENE E VEDRAI CHE IL MALE SCOMPARE”. Nello spettacolo vengono toccati temi di grande attualità, si scorgono analogie sorprendenti tra epoche e culture apparentemente distanti tra loro. Forse perché l’uomo è tale anche attraverso i secoli? La malvagità, la guerra, l’ecologia, la pace, la solidarietà. In un unico coro che insieme canta l’Amore per la Vita e la Speranza, che non deve morire mai, di poterla trasformare in qualcosa di veramente unico e bello.
Le musiche sono di Angelo Branduardi, i testi di Luisa Zappa Branduardi e la sceneggiatura di Stefania Garibaldi."
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Ieri sono andata al Bellini ad assistere a questo spettacolo meraviglioso...
non aggiungo altro alla recensione che ho riportato.
Dico solo che mi ha emozionato tanto, perchè amo sia Branduardi che S.Francesco e la sua storia.
Non ho parole per esprimere la bellezza delle coreografie..quella si che è DANZA..espressione corporea..
essenziale nei costumi e pura nelle emozioni.
Che dire del Tao di luce..che dire dei dipinti di Giotto proiettati sulla scena..
Laltra mattina ho anche incontrato Angelo Branduardi..mi è sembrato simpatico e affabile..appena ci ha visti ha detto ..
"che bello vedere che anche i giovani ..." non ha continuato, ma immagino cosa volesse dire.Beh Angelo una sola parolina ce lho..
GRAZIE!
*Cecilia*
Buongiorno Cecilia... io tra pochi minuti vado a prendere la mia tesi rilegata e pronta. Volevo renderti partecipe. Ti abbraccio forte! *Stefi
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