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sabato 30 aprile 2016

Amarsi

«Si conobbero. 
Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. 
E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, 
mai s’era potuta riconoscere così».

Italo Calvino, “Il barone rampante”

martedì 11 marzo 2014

Nonna, nonna, nunnarella


Mi è tornata alla mente una canzoncina che a volte mi cantava mio padre per farmi addormentare, quando ero piccina...
Ho cercato l'unica frase che ricordavo, ed ho trovato tutto il testo, a dir poco inquietante, come molte filastrocche per bambini (pensiamo ad esempio all' "uomo nero"..).. ma che, forse, custodiscono messaggi completamente diversi dall'apparenza.. 
Ecco il testo:

Nonna nonna

Nonna, nonna, nunnarella
ca ‘o lupo s’ha mangiato ‘a pecurella.
E pecurella mia comme farraje,
quanno mocca a lu lupo te truvarraje?
E pecurella mia comme faciste,
quanno mmocca a lu lupo te truvaste?
E pecurella mia comme campaste,
quanno mmocca a lu lupo te truvaste ?

*

Il lupo può non essere, poi, così cattivo (semplicemente affamato?!)..

Ecco quanto ci racconta Clarissa Pinkola Estès, analista junghiana, nel suo splendido libro "Donne che corrono con i lupi", a proposito dei lupi.. 

"Siamo pervase dalla nostalgia per l'antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l'ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dentro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l'ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe. "

"I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell'arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate"

"La donna sana assomiglia molto al lupo: robusta, piena di energia, di grande forza vitale, capace di dare la vita, pronta a difendere il territorio, inventiva, leale, errante. Eppure la separazione dalla natura selvaggia fa sì che la personalità della donna diventi povera, sottile, pallida, spettrale."

*

qui una storia indiana sui lupi:

I 2 lupi
Un anziano Apache stava insegnando la vita ai suoi nipotini.
Egli disse loro:
“Dentro di me infuria una lotta, è una lotta terribile fra due lupi.
Un lupo rappresenta la paura, la rabbia, l’invidia, il dolore, il rimorso, l’avidità, l’arroganza, l’autocommiserazione, il senso di colpa, il rancore, il senso d’inferiorità, il mentire, la vanagloria, la rivalità, il senso di superiorità e l’egoismo.
L’altro lupo rappresenta la gioia, la pace, l’amore, la speranza, il condividere, la serenità, l’umiltà, la gentilezza, l’amicizia, la compassione, la generosità, la sincerità e la fiducia.
La stessa lotta si sta svolgendo dentro di voi e anche dentro ogni altra persona.”
I nipoti rifletterono su queste parole per un po’ e poi uno di essi chiese:
“Quale dei due vincerà?”
L’anziano rispose semplicemente:
“Quello che nutri.”

*

venerdì 10 gennaio 2014

ritrovato amore e immagini antiche


Enso' (cerchio): Simbolo Zen utilizzato per indicare il vuoto (il nulla).
Simboleggia l'illuminazione, la forza, l'universo.


Ieri, recuperando i miei libri di letteratura del liceo, inebriata da quel profumo che ho subito riconosciuto, ho rivissuto quei giorni.. Ho aperto una pagina -non proprio- a caso: "Leopardi", e rileggendo le sue parole, mi sono commossa, mi ci sono ritrovata per l'ennesima volta, forse più di prima ed ho pensato a quanta bellezza e verità ci perdiamo ogni giorno... quanto ci siamo abbrutiti in questo circo di emozioni ed immagini usa e getta, dimenticando il nostro enorme patrimonio d'arte e letteratura, dimenticando noi stessi!
D'altronde lo stesso Leopardi lo affermava, il dramma della nostra condizione è che siamo costretti continuamente ad affacciarci sul nulla, sull'ineluttabile meccanismo genesi/distruzione di ogni cosa..
eppure, la nullità di tutte le cose, pur essendo una verità universale, va superata, affinché possiamo realizzare qualcosa in questo mondo, affinché il mondo stesso vada avanti..
Rileggendo e riscoprendolo, mi sono sentita così vicina al suo smarrimento e al suo dolore, ho visto le sue immagini, ho vissuto le sue sensazioni e pensato proprio queste parole.. così mi ha ricondotta a sè e me stessa, come alla chiusura di un cerchio..infinito nel suo ruotare.


Sono così stordito dal niente che mi circonda, che non so come abbia forza di prender la penna per rispondere alla tua del primo. Se in questo momento impazzissi, io credo che la mia pazzia sarebbe di seder sempre cogli occhi attoniti, colla bocca aperta, colle mani tra le ginocchia, senza né ridere né piangere, né muovermi altro che per forza dal luogo dove mi trovassi. Non ho più lena di concepire nessun desiderio, neanche della morte, non perch’io la tema in nessun conto, ma non vedo più divario tra la morte e questa mia vita, dove non viene più a consolarmi neppure il dolore. Questa è la prima volta che la noia non solamente mi opprime e stanca, ma mi affanna e lacera come un dolor gravissimo; e sono così spaventato dalla vanità di tutte le cose, e della condizione degli uomini, morte tutte le passioni, come sono spente nell’animo mio, che ne vo fuori di me, considerando ch’è un niente anche la mia disperazione. [...]

-G. Leopardi, lettera a Pietro Giordani 1819-

… Sto anch'io sospirando caldamente la bella primavera come l'unica speranza di medicina che rimanga allo sfinimento dell'animo mio; e poche sere addietro, prima di coricarmi, aperta la finestra della mia stanza, e vedendo un cielo puro e un bel raggio di luna, e sentendo un'aria tepida e certi cani che abbaiavano da lontano, mi si svegliarono alcune immagini antiche, e mi parve di sentire un moto nel cuore, onde mi posi a gridare come un forsennato, domandando misericordia alla natura, la cui voce mi pareva di udire dopo tanto tempo. E in quel momento dando uno sguardo alla mia condizione passata, alla quale era certo di ritornare subito dopo, com'è seguito, m'agghiacciai dallo spavento, non arrivando a comprendere come si possa tollerare la vita senza illusioni e affetti vivi, e senza immaginazione ed entusiasmo, delle quali cose un anno addietro si componeva tutto il mio tempo, e mi faceano così beato non ostante i miei travagli. Ora sono stecchito e inaridito come una canna secca, e nessuna passione trova più l'entrata di questa povera anima, e la stessa onnipotenza eterna e sovrana dell'amore è annullata a rispetto mio nell'età in cui mi trovo. Intanto io ti fo questi racconti che non farei a verun altro, in quanto mi rendo certo che non gli avrai per romanzeschi, sapendo com'io detesti sopra ogni cosa la maledetta affettazione corruttrice di tutto il bello di questo mondo, e che tu sei la sola persona che mi possa intendere, e perciò non potendo con altri, discorro con te di questi miei sentimenti, che per la prima volta non chiamo vani. Perché questa è la miserabile condizione dell'uomo, e il barbaro insegnamento della ragione, che i piaceri e i dolori umani essendo meri inganni, quel travaglio che deriva dalla certezza della nullità delle cose, sia sempre e solamente giusto e vero. E se bene regolando tutta quanta la nostra vita secondo il sentimento di questa nullità, finirebbe il mondo e giustamente saremmo chiamati pazzi, a ogni modo è formalmente certo che questa sarebbe una pazzia ragionevole per ogni verso, anzi che a petto suo tutte le saviezze sarebbero pazzie, giacché tutto a questo mondo si fa per la semplice e continua dimenticanza di quella verità universale, che tutto è nulla. Queste considerazioni io vorrei che facessero arrossire quei poveri filosofastri che si consolano dello smisurato accrescimento della ragione, e pensano che la felicità umana sia riposta nella cognizione del vero, quando non c'è altro vero che il nulla, e questo pensiero, ed averlo continuamente nell'animo, come la ragion vorrebbe, ci dee condurre necessariamente e dirittamente a quella disposizione che ho detto, la quale sarebbe pazzia secondo la natura, e saviezza assoluta e perfetta secondo la ragione.

-G. Leopardi, lettera al Giordani del 20 marzo 1820 -

lunedì 24 settembre 2007

Quando..

Quando ti accade qualcosa, nella vita.
Del resto. Forse è un'esperienza abbastanza comune.
Qualcosa che ti fa cambiare il tuo modo consueto, quotidiano, rassicurante, consolidato, da sempre, da troppo, di pensarti e di vederti.
Allora, quando ti accade. Per un certo tempo, indefinito, tanto, poco, chissà cosa si intende per tanto o per poco, la coscienza della diversità, dell'alterità rimane incosciente: e ti sorprende, con un sorriso furtivo, quando proprio non ci stai pensando. Ti sorprende, con un brivido. Ti sorprende, con una stretta allo stomaco. Ti sorprende, e la forza che ti senti partire dal petto, pressappoco, non dal cuore, proprio dal centro del torace, ti toglie come si dice il fiato.

Quando il sonno si ritrae, quel momento dolcefaticoso, e l'ultimo sogno ti lascia quel buon sapore che subito svanisce accidenti già non riesci a ricordare perché. E accidenti oggi cosa ti aspetta, che giorno è…Allora, allora che bello lasciar affiorare la nuova coscienza di vita.

Quando fai la coda al solito supermercato, non hai preso il carrello tanto hai solo due cose che ti riempiono le braccia e se ti sfiorano cade il latte sotto il braccio destro, e il cellulare suona… Allora, allora che bello lasciar affiorare la nuova coscienza di vita.

Quando sali sull'auto con i gesti di sempre, e l'ansia ti afferra, ché ti accorgi subito che lo specchietto sinistro è ripiegato…un istante, sei fuori, no, non è rotto, è solo piegato… Allora, allora che bello lasciar affiorare la nuova coscienza di vita.

Quando socchiudi gli occhi al sole, quando esci dall'ufficio la prima vera sera di primavera, quando è solo febbraio… Allora, allora che bello lasciar affiorare la nuova coscienza di vita.

Quando indeciso sei così stanco che valuti di non lavarti i denti, anzi di non spogliarti nemmeno per buttarti sul letto…Ma, come quando eri bambino, ti guardi spruzzando di dentifricio lo specchio…. Allora, allora che bello lasciar affiorare la nuova coscienza di vita.

Quando te la guardi, la tua birra gelata appena arrivata sul tavolo, e non osi scacciare subito il caldo, e il freddo sulla mano ti arriva al cervello, e il primo sorso ti sembra una droga…
Allora, allora che bello lasciar affiorare la nuova coscienza di vita.

Quando conquisti una persona rara.
Quando inizi a scrivere.
Quando ricominci a leggere.
Quando ti senti promosso.
Quando ti svegli sotto un soffitto diverso.
Quando capisci di non essere più solo.
Quando scopri di saper esser solo.

Ecco, questa è solo una traccia. Ciascuno continui, il proprio elenco. Ciascuno continui, la propria vita. Forte della propria forza, della forza che si ha dentro, della forza che illumina l'intelligenza. E che sorprende con un sorriso furtivo.

©  
Francesca Felicini 

mercoledì 19 settembre 2007

....cosa aspetto?!

....cosa aspetto?!

mercoledì, 19 settembre 2007 18:37



Tu sei già in cammino,
cantando, danzando, colmo di beatitudine
come un fiume che scorre verso il mare.
Ne sono deliziato
e sono sempre con te.
L'oceano è vicino -
quindi corri, corri, corri… semplicemente!


osho




Elena

Elena
E tu corri Ce' corri più veloce della Luce 

martedì 12 giugno 2007

click

click

martedì, 12 giugno 2007 22:40
 



"E io pensai che una media di sessantaquattro specie
di insetti, piante e animali si estingue ogni giorno e questa era
una buona ragione, ma non l'unica, per tenere a qualcuno la mano.."
(Nicole Kraus)


Quel fremito al cuore un attimo prima di accarezzare qualcuno, la prima volta.
O dare un bacio, il primo bacio.
A volte buttarsi in un nuovo amore fa paura.
Ma la vita non è forse un buon motivo per vivere?


da City
*****

Quanta vita..sempre più intensa, sempre più dinamica
un fiume in piena in cui sembra assurdo riuscire a immergersi senza farsi travolgere,
eppure è così... stanno cambiando ed accadendo tantissime cose
..com'è giusto, ed è tempo, che sia..
Il sipario di questa "mia" Vita si apre sui miei sogni di sempre
ed anche sulle sfide più difficili ma entusiasmanti.

Sognando, Vivendo, Camminando, mi S-velo anch'io..
come dentro, così fuori
e.. sempre meno sola..
e tra una lacrima ed un sorriso
continuo ad osservare, continuo a sentire, continuo ad Amare..

GRAZIE
per questo dono immenso
per le cose semplici
per l'universo, la terra e le creature
per la libertà di essere come siamo

per tutto quel che è e che si sta risvegliando
*Ce'

Elena


Che parole vibranti d'Amore Ce', gioisco nel sentirti assaporare la vita con l'entusiasmo e lo stupore che sembrano tanto 
difficili da ritrovare, ma non è così, se credi che Esista ogni cosa è possibile, ti voglio bene 

ca0s


Splendi più del solito.
Ciao Stella!


sabato 9 giugno 2007

DIRITTI DI NASCITA

DIRITTI DI NASCITA

sabato, 09 giugno 2007 21:06

[...] Quali sono miei diritti fondamentali?...
    "Innanzitutto, dovresti avere il diritto di venire generato da un padre e una madre che si amino, durante un atto sessuale corona­to dal reciproco orgasmo, affinché la tua anima e la tua carne ab­biano come radice il piacere.

    Dovresti avere il diritto di non esse­re considerato un incidente né un peso, bensì un individuo atteso e desiderato con tutta la forza dell'amore, come un frutto che de­ve dare un senso alla coppia, trasformandola in famiglia.
    Dovresti avere il diritto di nascere con il sesso che la natura ti ha dato (È sbagliato dire: 'Aspettavamo un maschietto e invece è nata una femmina' o viceversa).

    Dovresti avere il diritto di essere preso in considerazione fin dal primo mese della tua gestazione. Sempre, in ogni momento, la donna gravida dovrebbe accettare di essere due organismi in via di separazione e non uno solo che si espande. Nessuno può considerarti responsabile degli incidenti che po­trebbero intervenire durante il parto. Quello che avviene all'inter­no dell'utero non è mai colpa tua: per rancore nei confronti della vita, la madre non vuole partorire, e mediante il subconscio ti ar­rotola il cordone ombelicale attorno al collo e ti espelle non anco­ra formato, prima del tempo. Non volendoti consegnare al mon­do, in quanto sei divenuto un tentacolo pieno di potere, vieni trat­tenuto più a lungo dei nove mesi, e il liquido amniotico si sarà sec­cato bruciandoti la pelle; ti si fa ruotare fino a che saranno i piedi e non la testa a scivolare verso la vulva, i morti entrano nel loculo così, con i piedi in avanti; ti si fa ingrassare più del dovuto così non potrai passare dalla vagina e il parto gioioso verrà sostituito da un freddo cesareo che non è parto ma estirpazione di un tumo­re. Rifiutandosi di accettare la creazione, la madre non collabora con i tuoi sforzi e chiede l'aiuto di un medico che ti schiaccia il cervello con il forcipe; poiché soffre della nevrosi da fallimento, ti fa nascere semiasfissiato, azzurrino, costringendoti a rappresenta­re la morte emozionale di chi ti ha generato...

    Dovresti avere dirit­to a una profonda collaborazione: la madre deve voler partorire tanto quanto il bambino o la bambina vogliono nascere. Lo sforzo sarà reciproco e ben equilibrato. Dal momento in cui tale univer­so ti produce, è tuo diritto avere un padre protettivo che sia sem­pre presente durante la tua crescita. Così come a una pianta asse­tata si dà l'acqua, quando manifesti un interesse hai il diritto che ti venga data la possibilità di realizzarlo, affinché tu ti possa svilup­pare sulla strada che hai scelto. Non sei venuto qui per realizzare il progetto personale degli adulti che ti impongono mete che non sono le tue, la principale felicità che ti offre la vita è consentirti di arrivare a te stesso.

    Dovresti avere il diritto di possedere uno spazio dove isolarti per costruire il tuo mondo immaginario, per vedere quello che vuoi senza che i tuoi occhi vengano limitati da una moralità effimera, per ascoltare le idee che desideri, anche se sono contrarie a quelle della tua famiglia.

    Sei venuto qui soltanto per realizzare te stesso, non sei venuto a occupare il posto di un morto, meriti di avere un nome che non sia quello di un parente scomparso prima della tua nascita: quando porti il nome di un defunto, è perché hanno innestato su di te un destino che non è il tuo, ru­bandoti la tua essenza. Hai il pieno diritto di non venire paragonato a nessuno, nessun fratello nessuna sorella vale più o meno di te, l'amore esiste quando si riconoscono le differenze fondamentali.

    Dovresti avere il diritto di venire escluso da ogni litigio famigliare, di non venire preso come testimone nelle discussioni, di non esse­re il ricettacolo dei problemi economici degli adulti, di crescere in un ambiente pervaso di fiducia e sicurezza.

    Dovresti avere il dirit­to di venire educato da un padre e una madre che la pensano allo stesso modo, avendo appianato le loro divergenze nell'intimità. Se divorziassero, dovresti avere il diritto di non essere costretto a guardare gli uomini con gli occhi risentiti di una madre né le don­ne con gli occhi risentiti di un padre.

    Dovresti avere il diritto di non venire sradicato dal luogo in cui hai i tuoi amici, la tua scuola, i tuoi professori prediletti.

    Dovresti avere il diritto di non venire criticato se scegli una strada che non rientra nei piani di chi ti ha generato; il diritto di amare chi desideri senza avere bisogno di un'approvazione; e quando ti sentirai capace di farlo, dovresti ave­re il diritto di lasciare il nido e andare a vivere la tua vita; di supe­rare i tuoi genitori, di andare più avanti di loro, di realizzare quel­lo che loro non hanno potuto fare, di vivere più a lungo di loro.

    In­fine, dovresti avere il diritto di scegliere il momento della tua mor­te senza che nessuno ti mantenga in vita contro la tua volontà".
estratto da:
La Danza della Vita
di Alejandro Jodorowsky
(Feltrinelli editore)

giovedì 12 aprile 2007

Onora te stesso

Onora te stesso

giovedì, 12 aprile 2007 21:19
  

Io sono io. 
Io sono unica. 
Non c'è nel mondo intero un altro essere umano come me
- ho le mie impronte digitali e ho i miei personali pensieri. 

Io non sono stata fatta con lo stampo, come il tappo della Coca-cola, per essere il duplicato di un altro.

Io possiedo tutto di me - il mio corpo, e posso fare con esso quello che scelgo; 
la mia mente, e tutti i suoi pensieri e idee; i miei sentimenti, che siano gioiosi o dolorosi.

Io ho i miei ideali, i miei sogni, le mie speranze, le mie fantasie, le mie paure.

Io ho il diritto di pensare e sentire diversamente dagli altri,
e accordo agli altri lo stesso diritto di sentire e pensare diversamente da me.

Io ho i miei trionfi e successi. Ho anche i miei fallimenti ed errori.
Io sono la causa di quello che faccio e sono responsabile per il mio comportamento. 

Io permetto a me stessa di essere imperfetta. Quando sbaglio o fallisco, 
so che io non sono un fallimento - io sono ancora O.K. -
e posso deporre alcune parti di me che non sono più adatte e tentare nuove strade.

Io voglio ridere di me stessa a voce alta e liberamente - una sana auto affermazione.
Io mi diverto a vivere dentro la mia pelle.

Io voglio ricordare che, sulla porta della vita di ognuno, c'è questa scritta:

Onora te stesso!



"Self Esteem" di Virginia Satir

giovedì 22 marzo 2007

compromessi..

compromessi..

giovedì, 22 marzo 2007 22:25



Vi compromettete quando cercate le risposte fuori di voi. 
Vi compromettete quando vi arrendete ad altre persone e lasciate che si nutrano di voi.
Vi compromettete quando avete una credenza profonda, una passione profonda, qualcosa che vi eccita ma che avete paura di esporre al mondo e quindi fate un’enorme marcia indietro.
Vi compromettete quando sapete qualcosa ma poi arriva il dubbio e vi trattenete.
No al compromesso!
Non compromettete i vostri valori profondi. Questo non significa non collaborare con altri, ma l'abbiamo visto succedere troppe volte, negli ultimi due anni, vi stavate sintonizzando con voi stessi, eravate così  pieni di luce, così eccitati, in una tale conoscenza, ma nel momento in cui uscite dalla porta di casa, vi compromettete.
Perché? Forse non credete abbastanza fortemente in voi stessi, forse non avete sviluppato quella relazione con il vostro Sé, forse non avete fiducia in voi.
Forse avete paura che il mondo fuori vi prenda in giro.
Beh, vi stanno già prendendo in giro. Che importanza ha adesso? (risata, Tobias ridacchia)
Tutto questo ha a che fare con l’essere veri con se stessi. Siate veri con il vostro Sé.

Tobias


La vita è ciò che tu suoni. 
Dai tuoi occhi solamente emana la luce che guida i tuoi passi.
Cammini fra ciò che vedi. Soltanto. 

E se un dubbio ti fa cenno a diecimila chilometri,
abbandoni tutto, ti lanci su prore, su ali,
sei subito lì; con i baci, coi denti lo laceri:
non è più dubbio.

P.Salinas

mercoledì 14 marzo 2007

Amo

Amo

mercoledì, 14 marzo 2007 16:29
  3 commenti



Il profumo dell'erba appena tagliata,
il sole caldo, il vento leggero e il cielo terso,
stamattina,
mi sussurravano proprio queste parole..

E nei miei occhi la Nostra Luce, vivida, limpida, miracolosa.



Amo le cose semplici. Amo la Vita che scorre silente.
E che tutto vivifica. Amo il Cielo che trabocca sogni e la Terra che li fa germogliare.
 Amo il movimento. Amo il divenire. Amo la danza di tutte le cose.
Amo..quindi Sono. Sono..perchè Amo.
Prima di..., Sono. Prima di Essere, Amo.
Mi amo. Amo te, come amo me. Tu sei me.
Siamo qui. Siamo qui, adesso. Siamo..

Siamo qui, adesso, per.....

....

...

..



martedì 13 marzo 2007

Amore che Vola

Amore che Vola

martedì, 13 marzo 2007 14:38
  


Ora, la bellezzacome s’è detto, splendeva di vera luce lassú fra quelle essenze, e anche dopo la nostra discesa quaggiú l’abbiamo afferrata con il piú luminoso dei nostri sensi, luminosa e risplendente. Perché la vista è il piú acuto dei sensi permessi al nostro corpo; essa però non vede il pensiero. 
Quali straordinari amori ci procurerebbe se il pensiero potesse assicurarci una qualche mai chiara immagine di sé da contemplare! Né può vedere le altre essenze che son degne d’amore.
Cosí solo la bellezza sortí questo privilegio di essere la piú percepibile dai sensi e la piú amabile di tutte. Chi pertanto ha una lontana iniziazione o è già corrotto non può rapidamente elevarsi da questo mondo a contemplare la bellezza in sé di lassú, col mettersi a guardare ciò che qui in terra si chiama bello; cosicché egli la riguarda senza venerazione e, arrendendosi al piacere, come una bestia, si lancia a seminare figlioli, o abbandonatosi agli eccessi non prova timore né vergogna a perseguire piaceri contro natura. 
Ma chi sia iniziato di fresco e abbia goduto di lunga visione lassú, quando scorga un volto d’apparenza divina, o una qualche forma corporea che ben riproduca la bellezza, subito rabbrividisce e lo colgono di quegli smarrimenti di allora, e poi rimirando questa bellezza la venera come divina e se non temesse d’esser giudicato
 del tutto impazzito , sacrificherebbe al suo amore come a un’immagine di un dio.
E rimirandolo, come avviene quando il brivido cede, gli subentra un sudore e un’accensione insolita: perché man mano che gli occhi assorbono l’effluvio di bellezza, egli s’accende col calore si nutre la natura dell’ala. Con il calore poi si discioglie intorno alle gemme l’ispessimento che, da tempo incallito, proibiva loro di germogliare. Affluendo il nutrimento, diviene turgida e lo stelo dell’ala riceve impulso a crescere su dalla radice, investendo l’intera sostanza dell’anima. Perché un tempo era tutta alata.
Ora essa palpita e fermenta in ogni parte e quel che soffrono i bambini con i denti quando spuntano, quel prurito e tormento, ecco questo l’anima patisce quando cominciano a spuntarle le ali: palpita, s’irrita e prova tormento mentre le spuntano. 
Quando dunque rimirando la bellezza d’un giovane, l’anima riceve le particelle che da quello partono e scorrono (ed è perciò che si chiama “fiume di desiderio”), se ne nutre, se ne riscalda, cessa l’affanno e gioisce. Ma quando sia separata da quella bellezza l’anima inaridisce e le aperture dei meati attraverso i quali spuntano le penne disseccandosi si contraggono sí da impedire i germogli dell’ala. Ma questi, imprigionati dentro, insieme all’onda del desiderio amorosopalpitando come un’arteria urgono ciascuno contro la propria apertura sicché l’anima, trafitta da ogni parte, smania per l’assillo ed è tutta affannata. Ma riassalendola il ricordo della bellezza, ringioisce. 
Cosí sovrapponendosi questi due sentimenti, l’anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di sé non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l’ha riguardato, invasa dall’onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere. Ed è cosí che non si staccherebbe mai dalla bellezza e che la tiene cara piú di tutte; anzi si smemora della madre, dei fratelli e di tutti gli amici, e se il patrimonio rovina perché l’ha abbandonato, non gliene importa nulla, e, messe da parte norme e convenienze delle quali prima si adornava, è prona ad ogni schiavitú e a dormire in qualunque posto le si permetta, il piú vicino possibile al suo caro. Perché, oltre a venerare colui che possiede bellezza, ha scoperto in lui l’unico medico dei suoi dolorosi affanni. 
Questo patimento dell’anima, mio bell’amico a cui sto parlando, è ciò che gli uomini chiamano amore; ma quando ti dirò come lo chiamano gli dèi, forse sorriderai, data la tua giovinezza. C’è una coppia di versi sull’amore, citati da certi Omeridi, traendoli forse dalla loro tradizione segreta, il secondo dei quali è davvero insolente e zoppicante di metrica. Dicono cosí:
Gli uomini lo chiamano Amore che vola,
Alato gli dèi, perché fa crescere l’ali.
Ci si può credere o no, tuttavia la causa delle condizioni degli innamorati è proprio questa. [...]

(Platone - Fedro)                                                                                          
img ©2006-2007 =Ronjana

domenica 11 marzo 2007

Eco

Eco

domenica, 11 marzo 2007 23:08
  8 commenti






Quando parliamo insieme
talvolta io sento
che la sua Voce 
è l'Eco 
dell' Anima mia.


G. D'Annunzio












©img:2005-2007 ~NoBarriers


 bambinadallospazio

bambinadallospazio
ciao..io invece sono leone ascendente sagittario (fuoco fuoco!), ma il mio tema natale è per metà fatto d'acqua! Vabè..
Non ho qualcosa in particolare da scriverti, solo che sento un amore forte quando ti leggo! In questo amore vi è gioia, entusiasmo, tenerezza.. è la Vita! Sento che qui c'è qualcosa di me ed è molto bello..Non mi capita leggendo ogni blog: di solito prevale una sensazione sulle altre, seppure nel complesso ciò che ne viene fuori sia vita! Qui sento qualcosa di + completo, che mi appartiene di +..è proprio quell'amore di cui ti dicevo prima! Il mio cuore in questo momento..non so come dirti, si sente come dopo una fitta d'amore..è colmo, pesante, provato dall'emozione inaspettata. Non ho girato tutto il blog, solo qualche parte, ma è una cosa che ho sentito subito e ho voluto dirtela!
Grazie infinite!

PS: l'indirizzo del blog l'ho trovato tra quelli consigliati da Daniele sul forum del C.C. Ti abbraccio!!
bambinadallospazio

*

Elena

Elena
Come comprendo queste parole Ce', le comprendo appieno, l'Anima sicuramente sa cose che in questo corpo fisico noi possiamo cogliere soltanto se Siamo fino in fondo ciò che Siamo, Amore . Nel frattempo hai ri-postato, ora gna fo  a dopo!

giovedì 1 marzo 2007

verso l'alto, verso il Cuore/Cielo

verso l'alto, verso il Cuore/Cielo

giovedì, 01 marzo 2007 00:16
  

Dio disse: 
Quando la vita diventa troppo per voi, come a volte capita, guardate in alto.
Questo distoglierà automaticamente la vostra attenzione dai vostri problemi.
Quando alzate lo sguardo, elevate il vostro spirito.
Quando guardate verso l’alto, non potete ricordare i vostri guai. I guai non esistono quando guardate verso l’alto.
E se per caso vi ricordate delle vostre sventure, queste non sembreranno tanto dolorose.
Guardate in alto spesso.
Cogliete il Mio sguardo.

(...)

Guardate in alto e saprete dove vi trovate e di che cosa siete circondati.
Invece di lasciare che i vostri pensieri paurosi oscurino il Cielo, lasciate che il Cielo vinca sui vostri pensieri paurosi.

..e la piccola Ce' ritorna, ricorda, rinasce.


P.S. Bentornata MaCa, qui nella mia tana.. ebenritrovata ogni istante, in me, tra i miei Tesori. 

mercoledì 21 febbraio 2007

parole parole parole

parole parole parole

mercoledì, 21 febbraio 2007 22:22



R-accolgo fiori
fragili
sordi 
assetati 
su terra grigia.

Annuso per sentire
un profumo 
...che non c'è.
Solo sagome
senza radici
senza storia
senza Vita Propria.
(Belle?) copie e copioni
che si credono reali.

Fronzoli coloratissimi
eppur morti.

Avrò preso un abbaglio..
ma..

Li tengo 
dove so che
La Magia 
può accadere.


Li tengo lì,
silente
assorta
fiduciosa.

E nell'attesa
senza pretesa
continuo a camminare,
Verso-Con-In Me
Verso-Con-In Te
Verso-Con-Nell'Uno che siamo.

Rido, danzo, canto..
Giro giro tondo
casca il mondo..

..e casco anch'io

pancia in giù
su un letto d'erba fresca di rugiada

respirarne l'odore.

mhh..
Odore di Vita che non ha paura di nulla.
Poichè E' Tutto, non chiede nulla.
Non si aggrappa. Non si maschera.
Poichè è niente, accoglie il mondo intero.

Odore di Casa Mia. Nostra..
dove Cielo abbraccia Terra
         e fanno l'Amore.
          
.Silenzio.

E, sì..lo so, lo so..Magia sarà.

"Nel silenzio si alza lo spirito immortale
e senza parlare la gioia viene".


"C'è fra voi chi cerca 

la compagnia delle persone loquaci 
per timore della solitudine. 
Il silenzio della solitudine 
svela infatti ai loro occhi 
la loro nuda essenza, 
cosa dalla quale rifuggono. 

E vi sono quelli che parlano, 
e senza consapevolezza né preveggenza 
rivelano una verità 
che sono i primi a non capire. 

E vi sono coloro che hanno 
la verità dentro di sé, 
ma non la esprimono a parole". 

Kahlil Gibran: "Il profeta"

*

venerdì 16 febbraio 2007

tao

tao

venerdì, 16 febbraio 2007 18:07

Io non combatto, mi infilo l'universo nella pancia. 

Ueshiba

*

E se la chiave fosse il VUOTO?

lunedì 12 febbraio 2007

e la mente si Espande..

e la mente si Espande..

lunedì, 12 febbraio 2007 23:17




"..mi sentii sciogliere e scomparire, anche se non saprei dire in cosa;
non appena questo successe, qualcos'altro divenne totalmente presente in me,
come un senso di conoscenza di me più profondo.
Fu come un elettroshock, così potente che dopo un po' mi accasciai al suolo svenuta:
era un misto di estasi orgasmica e perdita dei sensi.
Ma non c'era alcuna paura, solo contentezza e gioia."


Radha C. Luglio
Tantra - Un modo di vivere e di amare


Ora so pienamente cosa vuol dire, ora che l'assaporo, ora che non mi limito più a sognarlo, ora che lo vivo.
Ora che, al tempo stesso, mi volto indietro, mi rivedo e sorrido ripercorrendo il sentiero che mi ha portata fin qui..e che vedo proseguire davanti a me, davanti a noi, verso una meta comune.
Non ho parole..non ho parole.

 

img ©2006-2007 *Aegis-Strife

sabato 10 febbraio 2007

criticare

criticare

sabato, 10 febbraio 2007 09:45


Acquistiamo il diritto di criticare severamente una persona
solo quando siamo riusciti a convincerla del nostro affetto
e della lealtà del nostro giudizio,
e quando siamo sicuri di non rimanere assolutamente irritati
se il nostro giudizio non viene accettato o rispettato.
In altre parole, per poter criticare,
si dovrebbe avere un'amorevole capacità,
una chiara intuizione e un'assoluta tolleranza. 

Gandhi



©2004-2007 ~forgotten-tear

venerdì 9 febbraio 2007

?


venerdì, 09 febbraio 2007 22:31
  






Porsi questi profondi interrogativi
apre le porte

nuovi modi possibili 
di esistere nel mondo.
Porta una ventata di aria fresca.

Rende la vita più gioiosa.

Il vero trucco nella vita
non è conoscere i segreti,
bensì essere nel mistero.
FRED ALAN WOLF




img ©2006-2007 =ArhcamtIlnaad





*




il Principe

il Principe

venerdì, 09 febbraio 2007 10:29

Grande Totò!!!!

TOTO' A COLORI
Al pittore chic che ha fatto una Imitation de Picassò:
"Veramòn l'ha fatto lei?? La scienza va premiata!! Or tutti a me, una sedia e un tovagliuolo...Prenda qui l'occhio, tenga bene aperto, tra pimice e pomice, fotte fotte fotte... PTUUHH!!!!"


IL MONACO DI MONZA........Toto': Sofia Loren
Macario: Ora pronobis
Toto': Anna Maria Pierangeli.....
Macario: Ora Pronobis....
Toto': Brigitte Bardotot
Macario: Brigitte Bardot..Bardot.....
Toto' e Macario(cantando a squarciagola): BRIGITTE BARDOT...BARDOT


TOTO', PEPPINO E I FUORILEGGE
Totò : Teresa dove sei ? non ti vedo . TERE' io non ti posso vedere !!!
Totò : Datemi un pò d'acqua che ho la gola secca. TERE' mi so seccato. !!!


I DUE COLONNELLI 
Totò - "... sfondate quella porta!"
"Ma colonello, c'è sua suocera!"
Totò - "Sfondate anche la suocera!!!"


SIGNORI SI NASCE
- Ma io in questa stanza da quando sono entrato sento una puzza.
- Non te lo volevo dire ma anch'io da quando sei entrato la sento questa puzza.
*
Lo sapete perché noi bavoni siamo bvavi a giocave a biliavdo? Pevché abbiamo dimestichezza con le palle!!! ... Buona questa, peccato che l'ho sciupata così.

*
Totò:"Sai pure come sono i pazzi..."
Peppino:"No; come sono?"
Totò:"Son pazzi!"


TOTO' a PARIGI
Totò è in uno scompartimento del treno insieme ad un altro passeggero,prende una gabbia con un passerotto dentro e l' attacca alla parete.
Il passeggero:- Cosa fa?..non sa che gli animali non possono viaggiare sui treni?

Totò: allo perche' lei ci viaggia?

il passeggere:- e che sono un animale io!
Totò:- e che ne so!
il passeggero:- come sarebbe a dire..
Totò:- non la conosco!


TOTO' CONTRO MACISTE
Il faraone rivolto a Totò:
"Tu prode!"
E Totò: "A me non mi prode niente, a te ti prode qualcosa?" rivolto a Nino Taranto.


UN TURCO NAPOLETANO
Scena: Toto in galera. Entra il falegname che lui scambia per il sarto.
Sarto: (Rivolto alla guardia) Tiene. Pigla carta e matita che io ti detto le cefre.
Totò: (Rivolto al presunto sarto) Che gli detta a lui?
Sarto: Le cefre.
Totò: (rivolto al compagno di cella) Hai capito?
Compagno di cella: No!
Totò: Domani ci sono i cefali per cena.
Sarto: (Ironico) Seè, Cefali e orate.

Totò: (rivolto al compagno di cella) Bene. Cefali e orate.


TOTO' SULLA LUNA
" ..Sa, io sono un "corpo" e in quanto tale ho bisogno di una "corpa",.....mi sono spiegato?"
(facendo il tipico gesto con la mano)

E dulcis in fundo..

"Il mondo è pieno di pazzi. Un poco lo sono pure io, modestamente"

*