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martedì 11 marzo 2014

Nonna, nonna, nunnarella


Mi è tornata alla mente una canzoncina che a volte mi cantava mio padre per farmi addormentare, quando ero piccina...
Ho cercato l'unica frase che ricordavo, ed ho trovato tutto il testo, a dir poco inquietante, come molte filastrocche per bambini (pensiamo ad esempio all' "uomo nero"..).. ma che, forse, custodiscono messaggi completamente diversi dall'apparenza.. 
Ecco il testo:

Nonna nonna

Nonna, nonna, nunnarella
ca ‘o lupo s’ha mangiato ‘a pecurella.
E pecurella mia comme farraje,
quanno mocca a lu lupo te truvarraje?
E pecurella mia comme faciste,
quanno mmocca a lu lupo te truvaste?
E pecurella mia comme campaste,
quanno mmocca a lu lupo te truvaste ?

*

Il lupo può non essere, poi, così cattivo (semplicemente affamato?!)..

Ecco quanto ci racconta Clarissa Pinkola Estès, analista junghiana, nel suo splendido libro "Donne che corrono con i lupi", a proposito dei lupi.. 

"Siamo pervase dalla nostalgia per l'antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l'ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dentro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l'ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe. "

"I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell'arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate"

"La donna sana assomiglia molto al lupo: robusta, piena di energia, di grande forza vitale, capace di dare la vita, pronta a difendere il territorio, inventiva, leale, errante. Eppure la separazione dalla natura selvaggia fa sì che la personalità della donna diventi povera, sottile, pallida, spettrale."

*

qui una storia indiana sui lupi:

I 2 lupi
Un anziano Apache stava insegnando la vita ai suoi nipotini.
Egli disse loro:
“Dentro di me infuria una lotta, è una lotta terribile fra due lupi.
Un lupo rappresenta la paura, la rabbia, l’invidia, il dolore, il rimorso, l’avidità, l’arroganza, l’autocommiserazione, il senso di colpa, il rancore, il senso d’inferiorità, il mentire, la vanagloria, la rivalità, il senso di superiorità e l’egoismo.
L’altro lupo rappresenta la gioia, la pace, l’amore, la speranza, il condividere, la serenità, l’umiltà, la gentilezza, l’amicizia, la compassione, la generosità, la sincerità e la fiducia.
La stessa lotta si sta svolgendo dentro di voi e anche dentro ogni altra persona.”
I nipoti rifletterono su queste parole per un po’ e poi uno di essi chiese:
“Quale dei due vincerà?”
L’anziano rispose semplicemente:
“Quello che nutri.”

*

lunedì 8 agosto 2005

Per te... e per me... ;-)

www.zefa.it





Donne in rinascita

 

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

 

Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, che uno dice…è finita.
No. Finita mai, per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

 

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina antiuomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando lesistenza in un lavoro difficile,
che ogni mattina hai un esame peggio che a scuola….
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà,
deciderai se sei allaltezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno e questo noviziato non finisce mai, e sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo, che sei terrorizzata che una storia ti tolga laria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno si infiltri nella tua vita.
Peggio, se ci rimani presa in mezzo tu, poi ci soffri come un cane.

Sei stanca.

Cè sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto,
e così stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre…
"io sto bene così, sto bene così, sto meglio così"
…e il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque, in quelluomo ci hai buttato dentro lanima, ed è passato tanto tempo e ce ne hai buttata talmente tanta, di anima,
che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio, perché non sai più chi sei diventata.

Comunque sia andata, ora sei qui.

E so che cè stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta. Nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine, ed è stata crisi.
E hai pianto. Dio, quanto piangete.
Avete una sorgente dacqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché laria buia ti asciugasse le guance.



E poi hai scavato, hai parlato…quanto parlate ragazze.
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore…
"perché faccio così?"…"comè che ripeto sempre lo stesso schema?"…"sono forse pazza?"…
Se lo sono chiesto tutte.
E allora... vai, giù con la ruspa nella tua storia, a due, quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli,
un puzzle inestricabile.



Ecco, è qui che inizia tutto.

 


Non lo sapevi?
E da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque.
Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova "te",
perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa…



Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente,
innamorarsi di nuovo di sé stessi o farlo per la prima volta è come un diesel, parte piano.
Bisogna insistere, ma quando va in corsa... E unavventura ricostruire sé stesse, la più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli.



Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo
"sono nuova"
con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.

 

Perché tutti devono vedere e capire…
"attenti…il cantiere è aperto…stiamo lavorando per voi... ma soprattutto per noi stesse…".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per sé stessa.




E la primavera a novembre, quando meno te la aspetti.

 


lunedì 18 aprile 2005

Il pianista nel centro commerciale


Cammino, distrattamente, in un centro commerciale in compagnia di un’amica violinista. Ursula, nata in Ungheria, è attualmente una figura di rilievo in due filarmoniche internazionali. Tutt’a un tratto, mi prende per il braccio:
     - Ascolta!
     Io mi metto in ascolto. Sento alcune voci di adulti, grida di bambini, rumori di televisori accesi nei negozi di elettrodomestici, tacchi di scarpe che battono sul pavimento di mattonelle, e quella famosa musica, onnipresente in tutti i centri commerciali del mondo.
     - Allora, non è meraviglioso?
     Rispondo che non ho udito niente di meraviglioso o fuori del normale.
     - Il pianoforte! – dice, guardandomi con aria delusa. – Il pianista è meraviglioso!
     - Sarà una registrazione.
     - Non dire stupidaggini.
     Ascoltando con più attenzione, è ovvio che la musica è dal vivo. Stanno suonando una sonata di Chopin, e ora che riesco a concentrarmi le note sembrano sovrastare tutti gli altri rumori che ci circondano. Percorriamo i corridoi pieni di gente, di negozi, di offerte, di cose che, come dicono gli annunci, possiedono tutti – tranne io o voi. Arriviamo nella zona di ristoro: gente che mangia, chiacchiera, discute, legge il giornale, e una di quelle attrazioni che ogni centro commerciale cerca di offrire ai propri clienti.
     In questo caso, un pianoforte e un pianista.
     Il pianista suona altre due sonate di Chopin, e poi Shubert, Mozart. Avrà una trentina d’anni; una targa posta a fianco del piccolo palco spiega che è un famoso musicista della Georgia, una delle ex repubbliche sovietiche. Deve aver cercato un lavoro, avrà trovato le porte chiuse e, disperato, si sarà rassegnato e ora è lì.
     Ma non sono del tutto sicuro che sia proprio lì: i suoi occhi fissano quel mondo magico dove sono state composte queste musiche, le sue mani lo condividono con tutto l’amore, l’anima, l’entusiasmo, il meglio di sé, i suoi anni di studio, di concentrazione e di disciplina.
     
C’è solo una cosa che sembra non aver capito: che nessuno, assolutamente nessuno è andato lì per ascoltarlo, ma per comprare, mangiare, distrarsi, guardare le vetrine, incontrare gli amici. Accanto a noi si ferma una coppia, che chiacchiera a voce alta e poi prosegue. Il pianista non lo ha notato – sta ancora parlando con gli angeli di Mozart. E tanto meno ha notato che c’è un pubblico di due persone, una delle quali, la talentuosa violinista, che lo ascolta con le lacrime agli occhi.
     
Mi ricordo di una cappella dove una volta sono entrato per caso e ho visto una ragazza che stava suonando per Dio. Ma era in una cappella, lì aveva un senso. In questo caso, non c’è nessuno che sta ascoltando, probabilmente neanche Dio.
     Non è vero. Dio sta ascoltando. Dio è nell’anima e nelle mani di quest’uomo, perché lui sta dando il meglio di sé, indipendentemente da qualsiasi riconoscimento, o dal compenso che ha ricevuto. Suona come se fosse alla Scala di Milano, o all’Opera di Parigi. Suona perché questo è il suo destino, la sua gioia, la sua ragione di vita.
     Sono pervaso da un sentimento di profonda riverenza. Di rispetto per un uomo che in quel momento mi sta facendo ricordare una lezione importantissima:
tu hai una leggenda personale da rispettare, e nient’altro. Non importa se gli altri ti sostengono, ti criticano, ti ignorano, ti tollerano – tu stai facendo questo perché è il tuo destino sulla terra, è la fonte di ogni gioia.
     Il pianista conclude un altro brano di Mozart e nota finalmente la nostra presenza. Ci saluta con un educato e discreto cenno del capo, e noi facciamo lo stesso. Ma subito dopo torna al suo paradiso, è meglio lasciarlo lì, che non sia sfiorato da niente di terreno, neppure dai nostri timidi applausi. Serve da esempio a tutti noi. Quando crediamo che nessuno presti attenzione a quello che facciamo, pensiamo a questo pianista: egli stava parlando con Dio attraverso il suo lavoro, e il resto non aveva alcuna importanza.


Paulo Coelho.. tratto da "Il Guerriero della Luce Online"

lunedì 28 febbraio 2005

Ditelo prima..



Lui era un omone robusto, dalla voce tonante e dai modi bruschi.
Lei era una donna dolce e delicata. Si erano appena sposati.
Lui non le faceva mancare nulla, lei accudiva la casa ed educava i figli.
I figli crebbero, si sposarono, se ne andarono.
Una storia come tante... Ma quando tutti i figli furono sistemati, la
donna perse il sorriso, divenne sempre più esile e diafana.
Non riusciva più a mangiare e in breve non si alzò più dal letto.
Preoccupato il marito la fece ricoverare in ospedale.
Vennero al suo capezzale medici e poi specialisti famosi.
Nessuno riusciva a scoprire il genere di malattia.
Scuotevano la testa e dicevano: "Ma?"
Lultimo specialista prese da parte lomone e gli disse:
"Direi.semplicemente.che sua moglie non ha più voglia di vivere".
Senza dire una parola, lomone si sedette accanto al letto
della moglie e le prese la mano.
Una manina sottile che scomparve nella manona delluomo.
Poi, con la sua voce tonante, disse deciso:
"Tu non morirai!".
"Perché?", chiese lei, in un soffio lieve.
"Perché io ho bisogno di te!".
"E perché non me lhai detto prima?".
Da quel momento la donna cominciò migliorare. E oggi sta benissimo.
I medici e gli specialisti continuano a chiedersi che razza di malattia avesse e
quale straordinaria medicina lavesse fatta guarire così in fretta.

Non aspettare mai domani per dire a qualcuno che lami.
Fallo subito. Non pensare:
"Ma mia madre, mio figlio, mia moglie.lo sa già".
Forse lo sa.
Ma tu ti stancheresti mai di sentirtelo ripetere?
Non guardare lora, prendi il telefono: "Sono io, voglio dirti che ti voglio bene".
Stringi la mano della persona che ami e dille:
"Ho bisogno di te! Ti voglio bene, ti voglio bene, ti voglio bene.".

Lamore è la vita.
Vi è una terra dei morti e una terra dei vivi.
Chi le distingue è lamore.

Bruno Ferrero
www.netcrim.com

***

..Non aggiungo altro..

*Cecilia*

martedì 21 dicembre 2004





Se lalbero di Natale non fosse un pino...
di Anna Perrino


Vorrei che il Natale diventasse, un giorno o laltro, la nascita di un piccolo Dio dentro ognuno di noi. Un Dio giusto e buono, come solo un essere umano sa essere giusto e buono... quando lo vuole. Un Dio piccino che diventa immenso, stringendoci la mano.

E vorrei pregare, così come so fare... ma di tanto in tanto vorrei che un altro Dio mi insegnasse una preghiera nuova, che non conosco. E un nuovo rito, per la mia mente e il cuore, che possa dimostrare in altro modo sempre la stessa cosa: rispetto per la vita e per il dono grande che ci porta col sole di ogni giorno, la luna di ogni notte e le stagioni.

E se il Natale
vero fosse il compleanno spirituale della gente, forse non ci sarebbero più guerre. E se ogni volta che un bambino nasce, tutti corressimo come tanti Magi, ad onorare il Dio che è nel suo cuore... non ci sarebbero più morti per sete e fame.

Vorrei poter sognare di trovarmi a casa, qualunque sia il posto della Terra in cui mi trovi. E ovunque vorrei trovare cuori aperti e mani tese a raccogliere il dono della mia presenza
tra fratelli dallo stesso mio sangue; anche se sulla tavolozza della Vita un magico pennello per loro ha usato colori variopinti per la pelle. Ma il cuore mio, di fronte a loro, vorrei che aprisse non una porta ma un portone, perché più grande ancora il loro dono e più prezioso, mi sarebbe.

Vorrei nuovamente nascere, ogni nascente giorno. E vorrei guardare il mondo con stupore e meraviglia, per cominciare a viverlo di nuovo.
Come se fosse ieri, con gli occhi di domani.

E, rinascendo, vorrei provare quella meraviglia senza fine di ritrovare - anchessi nati a nuovo - occhi a me cari, sembianze conosciute... ma in altre vesti per celebrare insieme ancora lalba nuova della Vita. Vorrei sentire, in me e in tutti, la dolce irruenza di unemozione che scorre in un punto indecifrabile del corpo... e che, vera e intangibile, ci fa sentire vivi.

Scorrere dentro di noi lamore, come un fiume, questo vorrei ascoltare.

E non i pianti, i rombi dei motori appesantiti dalle bombe, lo stridio delle voci di chi ha il potere in mano e non ricorda di avere tra le mani un dono da gestire con amore e con riguardo. Perché sotto i bottoni del comando ci sono miliardi di persone la cui vita dipende da un bottone rosso o da uno nero. Vorrei che mai andasse loro in corto circuito il cuore ad interrompere il flusso del loro amore.

Se lalbero di Natale non fosse un pino ma lAlbero della Vita, saremmo vivi per raccoglierne i frutti.

E se ogni pacchetto di regali sotto di esso, fosse adornato si del fiocco rosso della passione ardente? ma dentro vuoto, saremmo in grado con un sol sorriso di riempirci gli occhi di ogni meraviglia che ci è stata data. Che non si può narrare con parole e non può alcun oggetto dimostrare... ma basta il gesto a portarne il valore.

Vorrei sentire dentro me lindecisione di un pensiero: oggi è Natale, ma quale Dio è nato?

E nato Gesù ed è nato il suo messaggio, o col suo messaggio è nato lo stesso giorno anche lamore per tutti quanti gli altri? E se col suo messaggio è nato questo, mio Dio che faccio.... in quale Chiesa corro ad onorar la festa? Basilica o moschea? Forse è abbastanza che corra nella Chiesa della famiglia che vive accanto a me?

E forse non basta un Natale solo, se ovunque guardi vedi il vero Dio. E forse così ancora una volta Gesù si dona a noi. Lasciando che il nome Suo venga sostituito dal nome anonimo di un "signor Luigi". Il nome cosa conta, sarà così?

Forse non è così e ancora una volta la nascita di Dio sarà ricordata un giorno 25 di un mese molto freddo.

Ma nel brusio di voci, di motori, di rumori.... di notizie...
Nellintasato ingorgo di pensieri che siamo diventati tutti quanti, almeno per quel giorno vorrei una magia.... Sssshhhhhhhhhh................. un po di silenzio tra le nostre menti... intoni un canto solo il nostro cuore.... oggi è Natale, al mondo sta bussando un?altra volta l?Amore.

annaperrino


www.aquigena.com
http://annaperrino.aquigena.com

lunedì 13 dicembre 2004

Caro Babbo Natale?


Chissà se ti ricordi di me?. Eh sì.. sono proprio quella bimba che, in cambio di buone azioni, ti chiedeva tanti giochini.. una bimba silenziosa, stralunata e imbranata.. ma che amava la compagnia.. i sogni.. tanto gli scherzi quanto le cose serie (forse troppo serie per quell?età..) e ogni tanto aveva qualche capriccio (ma giusto per render giustizia al proverbio sui miei capelli eheh).. ..chissà se poi sono stata davvero una brava bambina..


Oggi torno a scriverti dopo qualche anno, e certo è che sono cresciuta, e sono cambiata, tanto, soprattutto nell?ultimo periodo.. non so se in meglio o in peggio.. perché mi sa che sono più stralunata, imbranata e confusa di prima? il caos di sogni, pensieri, passioni, idee, che avevo dentro me è aumentato in maniera esponenziale?ma?mi piace? ecco, in questo sono migliorata.


Ora il mio caos mi piace perchè ho finalmente ?sentito? che ruota intorno a un punto fermo.


Sai a cosa assomigliano i miei pensieri? Ai minuscoli fiocchi di neve che iniziano a ruotare quando qualcuno agita quelle sfere di vetro in cui sono contenuti.. Mi hanno conquistato sin da piccola.. ricordi? Sarei rimasta ore ed ore a scuoterle e a guardare quel movimento quasi ?magico?.. ?incantevole?.. ?ammaliante?..


E? cosi? che osservo la mia anima.. mi piace scrutare ogni piccolo mutamento all?interno della mia sfera.. mi piace osservare il punto fermo intorno a cui ruotano i miei fiocchi.. il Cuore di Cristallo che riflette Luce, che si trova al centro della sfera di ognuno ..e infine, mi piace pensare che la mano che agita la mia sfera sia una mano amica seppur invisibile, la mano del mio Angelo..


Beh..a dire il vero questo non è solo un pensiero ?piacevole?.. ma è una certezza. Perché io quella mano l?ho cercata..e l?ho ?sentita?..mi ha detto il suo ?nome??mi ha scosso un po??mi ha fatto amare ancor di più quel Cuore, Centro Assoluto della mia vita.. e poi si è fermata.. forse per lasciare che quei fiocchi irrequieti si riassestassero con tutto il tempo e la calma necessari. Ogni tanto arriva un altro ?scossone?.. ma non mi spaventa e non mi blocca più come prima, ora ne colgo gli aspetti positivi, so che ogni cosa ha un senso.. persino il mio caos.. le mie debolezze, i miei momenti negativi.


Ogni volta che i fiocchi di neve si rasserenano..il Cuore, fonte d?Amore, di Pace, di Vita, mi appare più limpido.. e riflette più luce sulla sfera..e nei miei occhi.


Dunque, caro Babbo Natale, in questo momento non saprei cosa chiederti per me,


perché i miei più grandi desideri di sempre ora fioccano ancora confusi e non so più riconoscerli?


perché credo che tutto ciò che mi dovrà accadere sarà,


tutti gli scossoni e i riassestamenti che la mia sfera dovrà subire perché i miei occhi imparino a ?vedere? avverranno?


e soprattutto perché per ora non credo esista una gioia maggiore di quella donata dalla certezza di non esser soli.


Ora so che c?è sempre una mano invisibile che ci guida e che ci è amica anche e soprattutto quando ci ?sfida?.. sta a noi non arrenderci, ma piuttosto ?accettare la sfida? e ?guardare avanti?.


Beh?forse un paio di richieste ce l?ho per questo Natale? vorrei tanto che altre sfere imparino a ?sentire? la loro mano angelica?perché questa le aiuti a cercare e accarezzare la mano dei vicini, degli amici, dei più deboli.. nel mondo di oggi, così martoriato e disgregato è necessario che gli uomini si accorgano di non essere soli?e che imparino a non perdere mai la speranza e mettere un po? da parte la diffidenza.


E poi, visto che sei nei cuori di tutti i bambini, ti prego, insieme a qualche regalo, di continuare a donargli anche tanta tenerezza, curiosità, fantasia e voglia di sognare?queste sono cose che a me non sono mai mancate e senza le quali ancora oggi non riuscirei a sperare in un mondo migliore.


Grazie Babbo Natale, per la pazienza che avrai avuto nel leggermi.. ti ricordo sempre con simpatia ed un pizzico di magia.. spero che tu possa ricordarmi come una sfera continuamente scossa ..ma sempre un po? più limpida e luminosa!



Cecilia


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P.S. Questa lettera l?ho scritta ieri sera?stamattina sono passata per caso davanti a un negozio?aveva la vetrina piena di quelle sfere, di tutte le grandezze? Nulla accade per caso.