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giovedì 16 gennaio 2014

Bellezza

Mai titolo più appropriato di questo per l'originale progetto di Rino Stefano Tagliafierro, un vero tributo all'Arte e alla Bellezza disarmanti, che ti lasciano senza parole ma col cuore che vibra in un tumulto di emozioni...
Buon viaggio a voi..




Il sito del progetto


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martedì 22 novembre 2005

Santa Cecilia



La Santa Cecilia che abbiamo davanti agli occhi, era stata commissionata al giovane Maderno, aveva all'incirca ventitré anni all'epoca, dal cardinale Paolo Emilio Sfondrato. Si stavacopyright Zeno Colantoni (2001) preparando il grande Giubileo del 1600, il cardinale aveva fatto restaurare, spendendo 25.000 scudi, il complesso della chiesa dedicata alla santa quando il 20 ottobre 1599 avviene una specie di miracolo: durante alcuni scavi nella chiesa, è ritrovata un'urna di legno di cipresso contenente le spoglie incorrotte della santa, che era stata posta in quel luogo nel lontano 821 da papa Pasquale I che li aveva rinvenuti sull'Appia, nelle Catacombe di San Callisto. Con la santa riposavano i resti dei compagni di martirio ai quali è associata nel culto. Lo stupore di tutti è forte, l'intera città di Roma partecipa commossa al ritrovamento, il cardinale commissiona al giovane Maderno "un simulacro in marmo raffigurante il corpo giacente della santa", così com'è stato rinvenuto: "… appoggiato sul lato destro, le gambe leggermente contratte, le braccia protese avanti, con la testa assai ripiegata, il volto rivolto verso terra a guisa di chi dorme, conservando, con ogni probabilità la stessa posizione che aveva assunto dopo il triplice colpo al quale era sopravvissuta per tre giorni". Santa Cecilia, ricordiamo, era una delle vergini martiri più famose a Roma fin dal IV secolo. È impossibile stabilire l'epoca in cui visse, si parla di II o III secolo, e quello che si racconta è per lo più inattendibile. Infatti, non si sa realmente che rapporto avesse copyright Zeno Colantoni (2001)con Valeriano e Tiburzio, ma la leggenda ci dice che convinse lo sposo Valeriano a lasciarla illibata e convertì anche il fratello Tiburzio. Il prefetto Almachio la condannò ad essere bruciata nella sua casa, ma ne uscì illesa, allora ordinò che fosse decapitata. Il carnefice colpì ben tre volte, ma Cecilia sopravvisse altri tre giorni cantando le lodi del signore con voce soavissima. Poiché dice la leggenda che si accompagnava di solito con l'arpa e il liuto, è la protettrice dei musicisti e. per estensione, dei cantanti.
 Il Maderno scelse per la sua opera un marmo antico, come è stato possibile appurare osservando la parte posteriore della base,  probabilmente servito secoli addietro come trabeazione. L'opera è portata avanti velocemente, un anno circa, e infine la statua è collocata nella posizione in cui l'abbiamo sempre vista: al centro della basilica, sotto l'altare maggiore ricco di marmi policromi e bronzi dorati, in una nicchia di marmo nero del Belgio nel quale spicca come un'apparizione, un centro di luce che cattura subito lo sguardo di chi entra nella chiesa e lo tiene incatenato. Non si può non subirne il fascino, anche grandi come il Domenichino, Poussin e Stendhal sono rimasti ammaliati da questa figurina di adolescente che dovrebbe essere morta, ma che conserva ancora un guizzo di vita, che non dà l'impressione della rigidità né della morte né della pietra. Stefano Maderno, artista a cavallo tra due secoli, è riuscito a rendere con sobrietà e grande finezza, senza eccessivi barocchismi, il panneggio delle vesti, del velo che le copre i capelli e, la sorpresa, ha delineato il volto, anche se era destinato a non essere mai visto.

da.www.arcobaleno.net.

Ho capito perchè adoro l'Arpa.. ;)

Sorriso a Tutti!

martedì 25 ottobre 2005

Una domenica mattina..




Rubo questo post a Maria Carmen, che ha saputo descrivere alla perfezione una mattina meravigliosa, quella di domenica scorsa.. ..in cui abbiamo incontrato il Maestro Musante, artista che ammiriamo da un bel po'..
Personalmente, è stato come tuffarmi in un mare di magia, brillante di mille colori,
..i colori delle notti in cui ogni tuo sogno è una stella!
Grazie Maestro!



***



Io e Cecilia siamo ormai sincronizzate, persino sui miei orari sfalsati…e perciò, nonostante i miei occhi d’ora tarda, arriviamo alla mostra nei tempi stabiliti dalla necessità. 



Ricapitoliamo: Io + Cecilia – sigarette - TIM ricarica.
Vado a braccio nel quartiere casertano che insignisce le sue vie con i nomi degli artisti; e alla fine, via Botticelli la trovo. Ricordo di esserci già stata, tre o quattro volte, a fare discorsi, ad arrabbiarmi dei miei squilibri relazionali, a giocare la mia degna partita con un anemico interlocutore. Questa volta tutto porta altri significati, per fortuna.

Così c’è persino il tempo per il bar, 2 succhi al tavolo e due chiacchiere, che ci illudono di trovarci in un "caffè degli artisti", ma con la curiosità di sbieco e la discreta timidezza di chi sbircia qualcosa che non è ancora del tutto alla sua portata. Siamo davanti al bar Botticelli, a confonderci con l’amabile nullafacenza dell’èlite casertana, malamente scannerizzata in provincia.

Qualche metro più in là , la Galleria De Nisi, sgombra di gente adesso, ma spazio libero per figurine colorate che fluttuano indisturbate sul bianco sfondo delle tavole. E’ un fondo che sembra respingerle - si vede da qui – sembra volerle staccare dal supporto e permettere di continuare il loro magico dialogo nella sala. C’è troppo bianco dappertutto però, troppa luce…e loro cercano l’azzurro, i cieli stellati, il colore che apre e chiude, e protegge…Allora loro restano lì, trattenute dalla cornice…ma si sente un leggero brusio, si sente da qui: parlano di lune, di soli acidi, di tazze di caffé, di teiere, di piatti di tagliatelle e di elefanti della memoria. O almeno così mi è parso di sentire…

In ogni caso c’è tempo…loro hanno tanto da dirsi: le lasceremo fare con calma, mentre ascoltiamo un’altra voce. Quella dell’uomo-artista che le ha prodotte, seduto al tavolo accanto al nostro. Uomo che adesso si ciba di colori altri, che hanno sapore reale, sapore di caffé, acqua, sigaretta, giornali freschi di stampa da poco asciugata. Come dire “all’artista il colore, all’uomo il sapore”. E tutti e due fanno Maestro Schenone e i suoi occhi azzurri quasi innaturali, vuoti di immagini nuove da riempire.

Chi l’ha detto che il vuoto è una brutta cosa?

E’ solo il contrappeso al pieno invece, ciò che dà equilibrio al pieno… Ma vuota è anche la mano che riceve.

Il pieno non riceve null’altro - è presuntuoso il pieno – semmai rigetta…ha bisogno di liberarsi…

Il pieno non sa bene cosa sia l’amore…è 1+1+1+1+1+1+1+1+1= 0



Sulle due sedie a sinistra ci sono ormai “due pezzi di carne con orecchie”, che siamo sempre io e Cecilia. Ogni tanto emergono anche gli occhi a questi due pezzi di carne, ma non si guardano, bruciano le emozioni rapidamente, sono lì ansiosi di essere plasmati, ancora informi di fronte alla loro curiosità. Allora…che faaamo?Vaaaamo? VAMO.

No, anche perché il maestro è rientrato alla base, e per l’una dobbiamo stare alla stazione.

Entriamo: voce fuori campo. Urgono le presentazioni. Musante – Schenone (sembra appunto il nome di un filosofo!) ci aspettava in fondo… E che volete sapé? Beh, è bello, alto … l’altezza mi ha stupito…ha i capelli brizzolati, è molto affascinate ed emana calore. Sembra una guardia svizzera…a guardarlo meglio. Eppure ora opera e faber corrispondono, non c’è discrepanza. Io ce lo vedo proprio quell’uomo che guarda il cielo stellato e dipinge.

Noi uomini siamo fatti così - dice - abbiamo bisogno di sognare: eppure quando scegliamo, quando lavoriamo, siamo pratici e severi. Quello che faccio io piace molto alle donne, ma è spesso incompreso dagli uomini…Le donne sanno muoversi perfettamente nella quotidianità, sono anche romantiche, ma non sanno sognare come noi, sognano diversamente …hanno un repertorio del possibile. Però poi hanno bisogno di farsi doppiare dai nostri sogni, perché quella è la sostanza di cui sono fatti loro desideri.

Insomma, una cosa complicata…Beh, in realtà non dice proprio così, forse non lo dice affatto; però è questo che viene fuori dal nostro interloquire. In mente mi rispondo 2 cose: la prima è che tra uomini e donne è una questione di priorità (solo da un po’ di tempo mi accorgo che sono diverse e non c’è modo di riunificarle); la seconda è che il maestro è fortunato: lui quando lavora può scegliere il sogno, può rendere tutto reale, cancellare ciò che non gli piace; e comunque resta un uomo pratico: non a caso vende molti quadri in una mattina…Gli artisti devono pur mangiare!

Quando quasi ci svuotano la sala delle opere vendute, abbiamo ormai già sezionato ogni centimetro delle MUSANTOGRAFIE, foto alla mano pronte per essere scaricate; abbiamo rivolto tutte le nostre osservazioni, ricevuto le nostre risposte. E’ chiaro che non mi bastano, io ho già visto altro. Alla fine tutto si risolve in una amena e soddisfacente chiacchierata. Ce ne andiamo con le nostre presentazioni dedicate – che recitano “UNA LUNA PER…” – mentre non so quale lato del mio cervello fantastica su un servizio da tavola griffato MUSANTE  

Non vi dirò nulla delle mie emozioni. Ciascuna emozione è personale e cresce nel silenzio. Tuttavia ha già maturato ed è pronta ad essere riversata nella potenza di chi saprà bussare. Se non vi va, fermatevi qui. Se no, leggetevi il mio prossimo “VI PRESENTO MUSANTE” ed andate a vedere la mostra. Mica vi fiderete di quello che dico io?!

Maria Carmen